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Modem: va sostituito se si cambia operatore?

Con la liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni, gli operatori del settore si sono moltiplicati e le modalità di passaggio tra uno e l’altro sono state rese più snelle. C’è però un aspetto che spesso rimane poco chiaro nel momento in cui si decide di cambiare gestore telefonico: è necessario sostituire anche il modem o il router? Ebbene, proprio nell’ultimo anno si è andata formando una disputa al riguardo, poiché sembra proprio che in Italia non venga rispettato appieno un Regolamento Europeo. Cerchiamo di capire allora qual è la situazione attuale nel nostro Paese e in cosa consiste tale controversia.

 

Cosa impone l’Unione Europea

L’Unione Europea è stata piuttosto chiara per ciò che riguarda il libero accesso alla rete web nel Regolamento 2015/2120: si rende infatti esplicito il diritto del consumatore non solo ad essere informato, ma anche a scegliere il terminale con cui collegarsi a prescindere dal proprio fornitore. Sebbene si possa discutere sulla definizione di terminale, di modem o di router, c’è poco da ribattere per quanto riguarda la libertà di scelta dell’utente.

 

La situazione italiana sul cambio del modem

In Italia, tuttavia, la situazione risulta diversa dal resto dei Paesi Membri dell’Unione Europea. Mentre per telefoni cellulari e tablet vige la più assoluta assenza di vincoli – si pensi agli smartphone brandizzati che possono comunque essere utilizzati con SIM di altri operatori – non si può dire certo lo stesso per quanto riguarda gli abbonamenti di telefonia fissa. Vi sono infatti due diversi scenari a seconda del servizio di cui si usufruisce.

Modem e ADSL: il cambio è possibile

Nel caso si utilizzi la connessione ADSL per la propria utenza domestica o business non ci sono problemi. L’operatore offre in effetti il modem in comodato d’uso, incluso nell’abbonamento mensile, come nel caso di Wind-Tre Business, o ad un piccolo sovrapprezzo come propone invece TIM, ma se il consumatore è abbastanza esperto in materia e intende acquistarne uno in autonomia, che abbia migliori prestazioni o un prezzo più basso, non ha alcun tipo di vincolo.

Cambio router Wi-Fi: il nodo della controversia

I problemi sorgono nel momento in cui si opta invece per la fibra ottica. In questo caso, a differenza che nel resto d’Europa, in Italia si è praticamente costretti a restituire il router al vecchio operatore e ad usare quello fornito dal nuovo gestore. I fornitori si dicono aderenti alle normative vigenti, chi perché adduce motivi di sicurezza e ricade quindi nelle eccezioni previste dalla legge, chi perché afferma di lasciare libero l’utente di scegliere il terminale per la connessione internet, vincolandolo all’uso del proprio router solamente per il servizio VOIP. Sta di fatto che, all’atto pratico, chi vorrebbe optare per un apparecchio diverso da quello fornito, per poterne personalizzare la configurazione secondo le proprie necessità, non può farlo.

 

Modem e cambio operatore: come andrà a finire?

Sin dall’anno scorso il deputato Ivan Catalano ha avviato un’interpellanza in Parlamento, chiedendo a chi di dovere il motivo per cui la direttiva europea non è stata del tutto accolta nel nostro Paese. Ancora oggi non c’è una vera e propria risposta a tale quesito, ma almeno l’AGCOM, cioè l’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni, è stata incaricata di vigilare – ed eventualmente multare – gli operatori. Sono dunque in corso le audizioni con tutti i gestori del mercato italiano, al termine delle quali l’ente provvederà a mettere un punto fermo sulla questione.