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Cambiare gestore telefonico fisso e ADSL: come fare e quanto costa

Le aziende hanno sempre costi ingenti da sostenere; la spesa per la connessione Internet e il telefono non è affatto secondaria, sia perché spesso onerosa – anche più di quanto preventivato – sia perché si tratta di un servizio essenziale per molte imprese d’Italia. Per fortuna, grazie all’ampia concorrenza le opportunità per risparmiare sono molteplici: le offerte per le aziende con fibra o ADSL e chiamate sono sempre più convenienti e proposte come quella di Wind-Tre Business partono da cifre davvero contenute. Se il prezzo dell’attuale tariffa sta lievitando, allora forse è giunto il momento di cambiare gestore telefonico di fisso e ADSL. Tuttavia, è bene sapere che vi sono dei costi di disattivazione spesso sottovalutati anche in questo caso; inoltre, al momento dello switch, vanno considerate anche le tempistiche e la procedura, così da evitare spiacevoli disguidi che potrebbero recare danni alla vostra attività.

 

Cambio gestore telefonico: la procedura

Al giorno d’oggi, la procedura per passare da un operatore telefonico all’altro è piuttosto snella e nella stragrande maggioranza dei casi non provoca alcun “vuoto” di servizio. In realtà, il cliente – che si tratti di un privato, di un lavoratore a partita IVA o di una vera e propria impresa – non deve far altro che individuare un’offerta migliore e accettare la nuova proposta, online o in negozio fisico, e comunicare al nuovo gestore il codice di migrazione che identifica in maniera univoca la propria linea telefonica. Sarà il nuovo operatore ad occuparsi della disdetta della tariffa attuale e del passaggio vero e proprio. Per ciò che riguarda le tempistiche, in media sono necessari circa 10 giorni lavorativi il limite massimo (al netto di rare eccezioni) consentito per legge.

 

I costi “nascosti” da sostenere durante il cambio

La Legge Bersani del 2007, fra le altre novità, ha anche rimosso la penale per chi recede dal contratto. Ciononostante, nella realtà dei fatti vi sono alcuni costi di cui bisogna essere ben coscienti. Parliamo in particolare dei costi di disattivazione, ovvero di una somma che vai dai 30 ai 100€ utile a coprire le spese di gestione della pratica. Ancora più consistenti, però, possono essere gli addebiti corrispondenti al riscatto del modem o dell’apparecchio telefonico (oppure della penale per la mancata restituzione dello stesso entro il termine di 15 giorni dalla cessazione del contratto). Infine, non bisogna sottovalutare i contratti sottoscritti durante una promozione, che spesso prevedono l’obbligo di rimanere con lo stesso operatore per 12, 24 mesi o persino più: in questo caso, se si dovesse decidere di cambiare operatore per telefono fisso e ADSL prima di tale data, si dovrà, in pratica, restituire in un’unica soluzione tutto il denaro risparmiato proprio in virtù del prezzo promozionale.

 

I consigli per non commettere errori

Sebbene spesso le offerte che ci vengono proposte si rivelino poi specchi per le allodole, ci sono alcuni suggerimenti per non cadere vittime delle congetture del mercato delle telecomunicazioni. Cambiare operatore telefonico per la propria azienda sarà semplice e porterà ad un effettivo risparmio sui costi aziendali se:

  • Si legge molto attentamente il prospetto del contratto, si analizzano i costi extra e, tirando le somme, si ha la certezza che si spenderà di meno;
  • Si rispettano le scadenze dei contratti vincolati, evitando dunque di dover rendere all’operatore quanto risparmiato inizialmente con la sottoscrizione del contratto stesso;
  • Si riflette sull’opzione del riscatto o della restituzione degli eventuali apparecchi in comodato d’uso e si valuta l’opzione migliore a seconda delle proprie esigenze.